Il Miele di Baobab e il Burro di Karité

Posted on 30 agosto 2011

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Sono 232 chilometri di strada sempre dritta quelli che separano la Capitale del Mali da Segou, centro sviluppatosi in epoca coloniale in seguito all’apertura di un’importante diga sul Niger, opera che ha fatto della regione una delle più ricche della nazione.

Il paesaggio cambia poco a poco e le costruzioni in mattoni lasciano il posto a quelle di lamiera e, appena fuori dalla capitale, a quelle di fango, prima di approdare al bush quasi deserto. Sulla strada ci fermiamo in un piccolo villaggio di campagna, Wolodo, dove le donne del villaggio pestano nei loro mortai di legno le noci di karitè. Queste piante sono la principale fonte di sostentamento della zona e molti di quelli che passano per la strada si fermano a Wolodo per comprare il burro di karitè che in Mali è utilizzato soprattutto per cucinare ma anche per fare saponi e creme, per la conceria delle pelli, etc… I frutti si raccolgono dalla pianta durante la stagione delle piogge, poi il guscio viene separato dal seme tramite il calore in grandi forni di terracotta, ricettacolo di insetti di ogni tipo. In seguito i semi rimasti vengono sminuzzati nel mortaio fino a comporre un impasto nero che, dopo 24 ore, diventa bianco panna. L’odore del burro non è gradevole ma una piccola quantità fatta scivolare su un braccio rende la pelle morbida e setosa: il tutto per meno di un euro al chilo.

I bambini del villaggio ci guardano incuriositi, uno scappa piangendo. La povertà è tracimante: la corrente elettrica è sconosciuta, l’acqua viene da un pozzo da cui escono pipistrelli avvizziti e l’igiene lascia davvero a desiderare, tra capre gatti e altri animali.

Poco oltre il villaggio mi incuriosiscono dei grandi funghi di fango: sono case di termiti che in questa zona dell’Africa raggiungono anche i due metri. C’è una regina, grande anche dieci centimetri e ricca di grasso, e una squadra di soldati e operai che costruiscono l’immenso castello fino alla morte del loro capo, quando tutto viene abbandonato a serpenti e altri animali che ne fanno la loro tana.

Alle porte di Segou ecco i primi Baobab del Mali: alti e maestosi, sono quasi il simbolo del nostro viaggio in West Africa. Da uno degli alberi più grandi penzolano dei cesti di vimini: servono alla gente del posto per attirare le api che fanno nel cesto il miele preso dai fiori di Baobab, buonissimo e quasi balsamico (ne compriamo mezzo chilo al villaggio successivo).

Segou è tagliata da un grande viale alberato in stile europeo su cui si affacciano ville della diplomazia francese ora dedicate al governo della regione. Il resto del grande villaggio (perché parlare di città è troppo) è povero e confuso: lungo il fiume la strada non asfaltata ospita, come in ogni domenica pomeriggio che si rispetti, la gente che ozia, gioca con i bambini, lava i panni e gli animali, mentre i pescatori, infaticabili lavoratori, si danno da fare con le nasse e le piroghe.

Alcuni bambini mi chiedono di essere fotografati e li accontento volentieri. Dopo un paio di scatti i bambini diventano una decina e aumentano via via che le urla dei fotografati si fanno sempre più rumorose. Ci circondano di grida e sorrisi e li ricambiamo con qualche caramella che li entusiasma come è difficile vedere da noi. Li vediamo allontanarsi mentre si girano e ci fanno “ciao” con la mano, sono momenti che si dimenticano difficilmente…

Altre tappe del viaggio in Africa

In Senegal: DakarIsle de GoreeLago RosaSaint LouisLangue de BarbarieToubaJoal Fadiouth.

In Gambia: Banjul e Juffureh.

In Mali: BamakoDjenneTimbuktuSegouPays DogonMopti.

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Posted in: Mali, Racconto, Segou, Viaggi