Tempesta di sabbia nella città di fango

Posted on 31 agosto 2011

0



Per raggiungere Djenne bisogna attraversare il fiume Bani. Qui ponti non ce ne sono e per attraversarlo dobbiamo prendere una chiatta: un vecchio traghetto cui è stato attaccato un motore a elica. Nei pochi minuti di attesa siamo invasi da venditori di arachidi, collanine e oggetti di ogni tipo, come sempre qui. E’ difficile far finta di niente, a volte è più comodo chiudersi nella nostra 4×4 e tirare la tenda, ma i venditori non demordono e insistono, o forse è solo la curiosità per la nostra diversità, morbosa almeno quanto la nostra nei confronti della loro.

Poco dopo eccoci a Djenne.

E’ lunedì, primo giorno di Ramadan ma soprattutto giorno di mercato. Questa città è una delle più famose del Mali, nota soprattutto per la grande Moschea, la più grande costruzione di fango del mondo, da poco dichiarata patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, restaurata con un composto di fango e cemento dal generosissimo Gheddafi. Oltre alla moschea anche tutta la città vecchia che occupa l’isola sul fiume è costruita con il fango. Dall’alto di un edificio, su cui svetta anche una grande parabola per prendere qualcosa di più dell’unico canale maliano, diamo un primo sguardo sulla città: le piccole strade di fango si intersecano l’una con l’altra, deserte verso l’esterno, brulicanti mano a mano che si avvicinano alla grande moschea. Tutto ha l’apparenza di essere precario, ma tutto in realtà esiste da millenni, quasi immutato, nella ripetizione annuale dell’intonacatura di fango (puntuale ogni inverno, con la fine della stagione delle piogge, quando l’acqua distrugge il lavoro dell’anno precedente). Anche la moschea ogni anno vede impegnati tutti i fedeli che, gratuitamente, restaurano le pareti, i minareti, la medersa e ogni singolo edificio, è per questo che in tutte le costruzioni rimangono le travi di legno a vista: servono come scala per poter eseguire il lavoro più agevolmente. Ci avviciniamo alla piazza principale e saliamo sopra un altro edificio per uno sguardo d’insieme sulla moschea e sul mercato. Vociare e compravendite, come in ogni mercato del mondo, ma nell’insieme lo spettacolo toglie il fiato. Sembra di guardare indietro di centinaia di anni, se si escludono i sacchi di plastica e qualche motorino: donne di etnie diverse cariche di merce di ogni tipo, da vendere e da comprare o, nel caso, anche da barattare, si fanno strada con i propri bambini sulla schiena tra la gente lungo le stradine di fango, mentre la grande moschea troneggia imperante sopra tutto e tutti a ricordare che da oggi, per trenta giorni, ogni buon mussulmano dovrà astenersi dal bere, dal mangiare, dal fumare e da qualsiasi atto sessuale dalle 6 del mattino fino alle 19:45.

D’un tratto sentiamo un boato. E’ un tuono che esplode lontano ma, nel rimbombo del fango, sembra vicinissimo: dietro di noi sta cavalcando veloce una grande tempesta.  Ad annunciarla, subito dopo il tuono, è il vento che si alza di colpo facendo volare le chiome degli alberi e le coperture delle bancarelle. Il vociare del mercato si fa più intenso e anche le compravendite diventano più sommarie: ci si deve sbrigare. La nostra guida ci mette fretta: dobbiamo trovare al più presto un luogo sicuro. Scendiamo le scale della casa e ci infiliamo nel mercato, la gente corre e spinge, proteggendo la propria merce, cercando un posto dove proteggersi. Il vento si fa giallo e si carica di sabbia che sferza violenta su di noi, mentre tutto attorno si fa concitato e assieme al vento e alla sabbia mi sembra che arrivi un po’ di paura. Muoversi è difficile, ricevo gomitate, spintoni e gli occhi si accecano pieni di granelli di deserto. Nel bailamme qualcuno sembra non curarsi di niente: è chi non possiede altro che i vestiti che indossa,  per loro non c’è niente da perdere e dopo la pioggia ci sarà il sereno, o per  lo meno ci sarà talmente tanto caldo che i vestiti si asciugheranno in pochi minuti.

Ecco le prime gocce. È un attimo e arriva pioggia a secchiate: per fortuna riusciamo a ripararci sotto il tetto di un ristorante da dove assistiamo ad una vera e propria tempesta tropicale.

Dopo il temporale le strade di Djenne sono fiumi di fango, le scarpe sprofondano e scivolano, le pareti colano argilla e ancora di più capisco la precarietà di questo luogo che senza cure amorevoli può dissolversi nel giro di pochi mesi.  Qui la vita è difficile, anche le mura attorno alla propria casa e il tetto possono abbandonarti da un momento all’altro, eppure nessuno sembra curarsene, anche i più grandi disagi sono la normalità e tutto è affrontato con il sorriso. Proprio come da noi, no?

Altre tappe del viaggio in Africa

In Senegal: DakarIsle de GoreeLago RosaSaint LouisLangue de BarbarieToubaJoal Fadiouth.

In Gambia: Banjul e Juffureh.

In Mali: BamakoDjenneTimbuktuSegouPays DogonMopti.

Annunci
Posted in: Djenne, Mali, Racconto, Viaggi