L’isola fatta di conchiglie

Posted on 8 ottobre 2011

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L’isola di conchiglie spunta appena dal braccio di mare, e da lontano sembra non avere niente di particolare. Avvicinandosi però si scopre che è diversa, diversa da tutte le altre città e villaggi in Senegal. Prima di tutto perché qui la maggioranza della popolazione è cristiana e al posto dei minareti sopra i tetti svettano i campanili, con le croci colorate e le luci intermittenti; poi al posto dei volti dei califfi delle confraternite islamiche ci sono edicole con Sant’Antonio e Maria Vergine; nei cortili razzolano beati i maiali in attesa di essere trasformati in braciole; e per le strade si respira un’allegria insolita per i morigerati giorni del Ramadan. E’ il 16 agosto e Joahl Fadiouth, l’isola di conchiglie, è in festa: per una settimana qui si celebrano messe, si fanno processioni e si balla in onore della Madonna. Assieme ai mussulmani (ma solo dopo il tramonto).

E poi l’isola è diversa perché ci sono le conchiglie. Ci si cammina sopra, come fosse ghiaia. L’isola ne è piena e, scavando, si trovano conchiglie fino a cinque metri di profondità, lascito, si dice, dell’attività di allevamento che da centinaia di anni si porta avanti a Joal Fadiouth. Anche le case sono fatte di conchiglie compresse con il fango e le strade brulicano di venditori di cianfrusaglie il cui pezzo forte, naturalmente, sono le conchiglie. Per le vie strette tra le case basse si respira allegria e il sole tiepido aiuta a fare di Joal fadiouth una delle tappe più belle del nostro viaggio in Senegal.  Un ponte di legno collega l’isola ai granai costruiti su palafitte per sfuggire ai topi che, sembra, infestano la zona. Ora si usano altri metodi e i granai rimangono in piedi solo per la gioia dei turisti. Un altro ponte porta all’isola del cimitero, ma noi ci andiamo con una piccola piroga instabile scolpita in un unico pezzo di legno di Ceiba (o Frogmager), una bombacea sacra agli animisti del West Africa.

Il cimitero è un luogo davvero unico e pieno di fascino, anch’esso costruito interamente di conchiglie. Qui cristiani e mussulmani riposano fianco a fianco, simbolo quasi della tolleranza proverbiale dell’Islam Senegalese. Qua e là tra le tombe spuntano enormi baobab e piccoli arbusti mentre l’isola è circondata dalle mangrovie sule radici delle quali crescono le prelibate ostriche del Senegal. Dove lo sguardo si perde, in fondo, fumano gli essicatoi di pesce, fiore all’occhiello dell’economia artigiana della città.

Cammino facendo scricchiolare i piedi sulla bellissima distesa di conchiglie, il sole tramonta e nel cimitero siamo da soli.

Penso che un giorno mi piacerebbe essere seppellito qui, adornato da migliaia di conchiglie, con una radice di baobab che mi solletica il mento.

Altre tappe del viaggio in Africa

In Senegal: DakarIsle de GoreeLago RosaSaint LouisLangue de BarbarieToubaJoal Fadiouth.

In Gambia: Banjul e Juffureh.

In Mali: BamakoDjenneTimbuktuSegouPays DogonMopti.

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