Le statue spostate del Re

Posted on 11 dicembre 2011

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Destinazione: Abu Simbel. Il viaggio inizia prestissimo, ore 3 am. Con le facce appesantite dal sonno, con la nostra colazione in una scatola, carichiamo i pesanti zaini sulla macchina che ci passa a prendere in albergo ad Aswan. La destinazione è lontana 300 chilometri, rotta verso sud, 40 chilometri dal Sudan, al tempio di Abu Simbel. Secondo le disposizioni anti terrorismo vigenti in Egitto certe strade non possono essere percorse da turisti o stranieri se non accompagnati e scortati dalla polizia. La strada da Aswan ad Abu Simbel, nel mezzo del deserto, è una di queste. Arriviamo al posto di blocco della polizia alle 3 e 10. Controllo passaporti e ci mettiamo in fila con altre auto e altri bus. Si forma una lunga coda di mezzi di trasporto, tutti diretti al grande tempio di Ramesse II. Alle 3:30 puntuali si accendono i motori di tutte le auto e parte il convoglio preceduto e chiuso da decine di auto della polizia. Le macchine sfrecciano a 130km orari superandosi l’una con l’altra, cercando di evitare le buche nel terreno (gli autisti di Aswan fanno questa strada tutti i giorni e temono per i loro ammortizzatori), segnalando le proprie mosse con un uso mai visto delle frecce: una specie di linguaggio a noi incomprensibile ma che serve alle macchine per comunicare tra loro, e agli autisti a non annoiarsi. E’ una gara vera e propria.

Arriviamo ad Abu Simbel proprio nel momento in cui il sole si sta alzando sul lago Nasser. Il nostro autista ha sbaragliato la concorrenza e si è aggiudicato il terzo posto, entrando trionfalmente nel grande parcheggio vuoto, sotto gli occhi già annoiati dei poliziotti egiziani. Paghiamo il solito esorbitante biglietto d’ingresso ed entriamo nel luogo dei templi.

Nel secolo scorso il tempio di Ramesse II e quello di sua moglie furono sezionati meticolosamente e scomposti per essere ricostruiti come un puzzle in un luogo lontano dalle acque del nascente lago artificiale. Il tempio di Ramesse II, con i quattro colossi seduti a vigilare sull’entrata, fa parte del nostro immaginario. Perfino al parco di Gardaland c’è una ricostruzione, e standoci davanti è grande l’effetto di straniamento (ma è quello vero? ma se non è stato costruito qui… Ma tutta questa gente? e la recinzione?). Piedi enorme schiacciano blocchi di pietra ricoperti di iscrizioni. Sopra i piedi le statue si ergono per 30 metri guardando verso il lago (un tempo verso il deserto). Entriamo nel tempio, visitiamo le sale, ma lo spettacolo vero è fuori. Una cosa che non si dimentica facilmente. Accanto al tempio di Ramesse II c’è quello voluto dal sovrano per celebrare il culto della dea Hator, dedicato alla moglie Nefertari. Ovunque immagini della divinità bovina protettrice dell’amore coniugale. Per venerare la dea dell’amore veneravano una vacca… forse l’appellativo oggi usato per le ragazze eccessivamente disinibite viene da qui. Ripartiamo da Abu Simbel che è da poco mattina, e riaffrontiamo impavidi il convoglio del ritorno, con il suo pericoloso percorso a tutta velocità verso nord.  Ci addormentiamo cullati dal rombo dei motori.

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