Sulle sponde del Lago Rosa

Posted on 18 settembre 2011

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Ci arriviamo in una giornata di pioggia nella stagione umida, già messi in guardia: probabilmente non vedrete niente. E infatti, da lontano, Retba sembrava un lago qualsiasi.  Ci avviciniamo con una jeep 4×4, arrancando sulle dune che circondano le sponde. E da vicino: eccolo, il lago rosa, Le Lac Rose! Un litro d’acqua qui ha 380 grammi di sale e contiene anche dei microorganismi batterici innocui che tingono l’acqua di rosa. Percorriamo le sponde dove sono raccolti i grandi cumuli di sale bianco, sporcato di terra e pioggia, recuperato dal fondo del lago raschiato con dei lunghi bastoni manovrati da piccole barche di legno.  Il panorama è davvero particolare e colpisce la differenza tra il macro il micro, quello che si vede da lontano e quello che si vede da vicino: la povertà, la sporcizia e il disordine si nascondono all’occhio lontano e quello che sembra un paesaggio uscito dalle fiabe, da vicino potrebbe essere il lago di una discarica chimica.

Poco lontano visitiamo un villaggio dell’etnia Peul, è il primo contatto con le popolazioni rurali del Senegal e l’entusiasmo dei bambini e dei giovani del villaggio ci travolgono. Grazie ai soldi dei turisti, che qui passano spesso data la vicinanza con il Lago Rosa e con Dakar, molte delle case di fango sono state sostituite con rudimentali costruzioni in muratura e al centro del villaggio è anche stato costruito un pozzo ben tenuto ma le condizioni generali di vita sono al limite dell’accettabile. Qui si vive soprattutto di sale: estrazione e commercio sono le attività principali, così come l’agricoltura, poco fuori dal centro abitato, e la pastorizia di sussistenza. Al contrario di altri stati africani in Senegal c’è un meticciato molto più diffuso, le etnie si sono mescolate e tra di loro non c’è rivalità. In questo melting pot, contribuito anche dall’Islam, molto radicato in tutto il Senegal, si sono perse però le caratteristiche di abbigliamento, di abitudini, di rituali che facevano di ogni tribù un piccolo gioiellino.

Lasciato il villaggio il nostro autista lancia la 4×4 sulle dune: qui, fino a pochi anni fa, arrivava la Parigi – Dakar, il più famoso rally del mondo, interrotto nel 2008 a causa della situazione politica della Mauritania, instabile e pericolosa. Per la zona è stato un disastro dal punto di vista economico, e le persone che incontri non continuano che ripetere che sperano che la gara (ora si svolge in Sudamerica) torni sulle piste originarie. E ce lo auguriamo anche noi, vista la bellezza del posto.

Suee giù per le dune sembra di essere davvero in un rally, il lago si fa sempre più lontano e il paesaggio, brullo e desertico, muta continuamente. D’un tratto un grande dosso, lo scavalchiamo in corsa e, al di là di esso, il mare. La spiaggia, larga e lunga all’infinito, è completamente incontaminata, bianca di sabbia e di acqua increspata. Il mare rimbomba e le onde disegnano la spiaggia di curve sempre diverse. Lo sguardo si perde senza trovare una fine, l’aria è calda di umidità e il sole che tramonta opaco rende tutto ancora più magico.

Corriamo e corriamo lungo il bagnasciuga senza quasi parlare: nella mia testa continua a girare solo una frase: ecco cos’è la libertà.

Altre tappe del viaggio in Africa

In Senegal: DakarIsle de GoreeLago RosaSaint LouisLangue de BarbarieToubaJoal Fadiouth.

In Gambia: Banjul e Juffureh.

In Mali: BamakoDjenneTimbuktuSegouPays DogonMopti.

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