Welcome to The Gambia!

Posted on 3 ottobre 2011

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Il Gambia è un enclave, nel senso che, a parte il piccolo sbocco sul mare, il suo territorio è completamente circondato dal Senegal che lo stritola attorno al fiume che dà il nome (ricambiato) alla nazione. Questa piccola striscia di terra è stata da sempre oggetto di conquiste, a partire dall’Impero del Mali in epoche medioevali, per passare poi ai Portoghesi, agli inglesi, ai Polacchi (sic) fino a tornare di nuovo agli inglesi i quali concedettero l’indipendenza alla colonia solo nel 1965, nemmeno 50 anni fa. Con una storia caratterizzata da continue conquiste e sfruttamenti è naturale che il Gambia sia un paese povero di denaro e di materie prime, ma soprattutto di potenzialità di crescita. Lo dicono i dati economici, la svalutazione della moneta, il PIL, il tasso di disoccupazione. Ma camminando per le strade della più piccola nazione dell’Africa Continentale si respira serenità. Eppure qui c’è una dittatura, anche se formalmente il Gambia è una Repubblica. L’attuale presidente , Yahya Abdul Aziz Jemus Junkung Jammeh, ha preso il potere con un colpo di stato militare nel 1994 cui ha fatto seguire “libere” elezioni nel  1996. Da allora Yahya governa la nazione in maniera incontrastata, riuscendo sempre a vincere le elezioni, anche se non in maniera del tutto legale. Nel 2012 sarà la volta di un nuovo scrutinio popolare: secondo le leggi del Gambia il Presidente non si sarebbe potuto ricandidare ma “chiamato a furor di popolo a guidare il paese” (così ci dicono a Kanilai, sua terra natia), ha fatto cambiare le leggi elettorali. Inizialmente i candidati erano sette, ora ne sono rimasti soltanto due perchè cinque sono stati convinti da Yahya ad entrare nel proprio partito, “e forse non servirà neppure fare le elezioni” ci racconta sempre il seguace del presidente a Kanilai “perché secondi i sondaggi gode dei consensi del 95% della popolazione e quindi le elezioni sarebbero uno spreco di tempo e di denaro”. Ecco come, in pratica, si costruisce e si solidifica una dittatura.

Nonostante questo in Gambia si sta bene, almeno apparentemente: le strade sono in gran parte asfaltate e in città predomina il cemento, i mercati sono forniti di ogni bene e in molti hanno accesso anche a lussi europei. Nei villaggi però è tutta un’altra cosa: l’acqua dei pozzi spesso è inquinata, l’elettricità è inesistente e i collegamenti difficoltosi.

Banjul, la capitale del Gambia, è costruita lungo il fiume e per arrivarci dal Senegal occorre mettersi in fila e prendere un sovraffollatissimo traghetto carico di merci e persone. Alla frontiera siamo assaliti da venditori di ogni tipo che non ci lasciano tregua fino a che arriva un enorme Suv con i vetri oscurati. Tutti i bambini e i ragazzi ma anche molti adulti si buttano contro quella macchina urlando fino a che scende Lui, acclamato dalla folla. Altissimo e massiccio, agghindato come un rapper americano, sfodera un grande sorriso e agita la mano enorme nell’aria: è un campione di lotta senegalese, uno dei più importanti. L’eccitazione della gente mi ricorda quella nostra quando qualcuno incontra un calciatore o un cantante famoso: tutto il mondo è simile in certe cose.

Banjul non sembra una città: la sua piazza principale è uno spiazzo verde d’erba utilizzato per le parate militari e i discorsi del Presidente, attorno ad esso un piccolo parco giochi, una chiesa cristiana, la moschea e il mercato. In fondo alla via principale l’arco dedicato dal Presidente alla sua presa di potere, sugli alberi luci colorate e festoni in onore del compleanno del Presidente (avvenuto a maggio, tre mesi prima della nostra visita in Gambia, probabilmente li terranno per l’anno successivo). Fuori dalla città, lungo la costa, è una profusione di alberghi e ristoranti per occidentali: qui si parla inglese e per questo il Gambia è diventato il riferimento in Africa Occidentale per Inglesi e Anglofoni in cerca di mare e spiagge bianche. Siamo fuori stagione e le strutture vuote rimbombano di desolazione, eppure tutto sembra molto più ricco e curato rispetto al Senegal.

Con poche ore di macchina da Banjul arriviamo a Kanilai, il paese natale del Presidente, divenuto negli ultimi anni uno dei centri più importanti del Gambia. Qui è stato costruito uno zoo, diversi Resort con ristoranti per occidentali, oltre che la grande residenza estiva del Presidente che qui ha acquistato quasi tutte le terre (che fa coltivare a volontari speranzosi di favori). Facciamo una passeggiata per il centro del villaggio, accompagnati da un ragazzo della famiglia del Presidente. Ci porta dal capo villaggio per chiacchierare, alla scuola (ora è tempo di vacanze e le aule vengono utilizzate come dormitori per i contadini dei campi del Presidente), al vecchio pozzo ora casa per i pipistrelli e agli alberi sacri, da centinaia di anni riferimento per gli animisti del Gambia (ora quasi scomparsi). Chiacchieriamo con la gente del villaggio, affabile e spiritosa: il fatto che parlino inglese ci permette una conversazione diretta impensabile nelle altre nazioni del West Africa dove siamo stati, dove la lingua parlata è il francese.

Tornando verso Banjul, il giorno dopo, visitiamo il parco naturale di Makassutu, una riserva inaugurata da pochi anni, curata da alcuni europei, dove convivono tutte le piante e le erbe presenti nel Gambia, lungo un fiume orlato di mangrovie aeree e non. Ne mezzo della foresta incontriamo un branco di scimmie, babbuini per la precisione. Pacifici e sornioni si spulciano a vicenda, sorridono, uno tenta un approccio sessuale cavalcando da dietro una scimmietta che si sposta velocemente, interessata più alle ghiande che al sesso.

Prima di lasciare Makassutu ci fermiamo alla capanna di un uomo anziano che da sempre vive lungo il fiume: all’epoca della creazione del parco gli venne chiesto se desiderava una casa in muratura o preferiva vivere nella capanna e lui scelse di continuare a vivere la sua vita. Oggi, assieme alla gente del posto che continua a fargli visita, arrivano anche i turisti. L’uomo è in grado di prevedere il futuro guardandolo attraverso uno specchio che incastra nella mano di chi gli si fa davanti. Lo sguardo è fisso, quasi vitreo e triste: con un corno adorno di conchiglie fa dei movimenti veloci verso lo specchio, guardando il volto della persona attraverso il riflesso. Accanto a lui pigolano i pulcini, poco lontano scivola il fiume.

Chissà cosa vede in quello specchio, chissà se ci crede veramente. Ci dice di comprare del miglio al mercato e regalarlo ad un allevatore di galline. E poi ci dice di cercare un braccialetto di argento ferro e rame. Non ci crediamo ma il giorno stesso facciamo tutto quello che ci è stato chiesto.

Non si sa mai.

Altre tappe del viaggio in Africa

In Senegal: DakarIsle de GoreeLago RosaSaint LouisLangue de BarbarieToubaJoal Fadiouth.

In Gambia: Banjul e Juffureh.

In Mali: BamakoDjenneTimbuktuSegouPays DogonMopti.

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